La nuova cucina cinese. Maiale al Marsala

Tutti quanti ormai conosciamo la cucina cinese, ma la sua diffusione nel mondo occidentale è da ricondurre, indubbiamente, allo sviluppo dei diversi quartieri americani denominati China Towns. Dai ristoranti di questi quartieri, popolati quasi esclusivamente da immigrati cinesi, in cui si cercava di mantenere quanto più intatte possibili le tradizioni, per sentirsi un po’ meno distanti da casa, la cucina cinese conquista il mondo.
Nella cucina cinese, generalmente, si possono individuare tre “anomalie” che la caratterizzano, rispetto agli usi tradizionali della cucina occidentale: l’assenza di pane, dei coltelli e del sale.
Il pane è sostituito dal riso, che viene servito o semplicemente bollito o alla cantonese, ed è usato per accompagnare ogni vivanda.
L’assenza dei coltelli è possibile perché ogni alimento, le carni in particolare, è tagliato seguendo delle regole ben precise, che permettono di mangiare usando solamente le tipiche bacchette, fatta eccezione, ovviamente, per brodi e minestre.
Infine la mancanza di sale, nella cucina cinese per insaporire si utilizza la salsa di soia.
Ma come tutte le grandi cucine nazionali, che si diffondono nel mondo, anche quella cinese, non è rimasta immune alle contaminazioni, ed un ingrediente particolarmente gradito agli odierni chef cinesi è il vino Marsala, che si unisce sapientemente ai sapori dei loro piatti.

La bottarga, il mare delle nostre isole in tavola

Sapore di sale, sapore di mare… come recitano le parole di una famosa canzone! Nei grigi giorni d’inverno viene un po’ di nostalgia pensando ai bei giorni d’estate, passati al mare rosolandosi al sole comodamente distesi.
Di solito per alleviare questi pensieri preparo un piatto che ricorda il profumo del mare e della natura, fresco e leggero, ma estremamente gustoso: la bottarga.

La bottarga altro non è che uova di cefalo (o muggine) o di tonno, che lavate, compresse, salate ed essiccate si trasformano in un’autentica prelibatezza da gourmet dal sapore intenso e dall’odore pungente. Completata la stagionatura si presentano come una specie di coppia di salsicciotti, dall’impasto morbido di colore arancio.

I maggiori centri di produzione di questo prodotto, in Italia, sono due isole il cui mare ricco e generoso, oltre ad essere una forte attrazione turistica per le bellezze naturali che offre, è fonte di lavoro per molti, parliamo della Sicilia e della Sardegna. In queste isole ancora oggi la lavorazione del tonno e del cefalo è spesso artigianale ed è possibile trovare prodotti di alta qualità.

Filetti di tonno fresco, cipolla e peperoncino

Il tonno non è certo da considerarsi un pesce di serie b, malgrado venga spesso associato alla classica scatoletta, già pronta da aprire, da aggiungere all’insalata o per preparare un piatto di pasta semplice e veloce. Costituisce una ricca fonte di fosforo, sali minerali e proteine e viene perciò considerato un ottimo ricostituente ed energetico. Vive in banchi, laddove il mare è più azzurro, per questa caratteristica e per il colore azzurro argento, rientra nella categoria denominata pesce azzurro.Nel Mediterraneo se ne incontrano due varietà: il tonno rosso e il tonno bianco o alalunga, che vengono vendute in tranci e in filetti, mentre il tonnetto o bonito, di qualità meno pregiata, si trova in commercio intero.

La ricetta che vi propongo proviene dalla cucina calabrese, procuratevi dunque l’immancabile peperoncino piccante. Iniziamo procurandoci gli ingredienti (le dosi indicate sono per quattro persone).

Castelmagno, principe dei formaggi piemontesi

castelmagno

Il castelmagno è un celebre formaggio tipico della regione Piemonte. Il suo nome deriva da un santuario dedicato ad un soldato romano, che si chiamava appunto Magno, il quale venne perseguitato sulle montagne della zona in cui viene prodotto oggi questo formaggio. La produzione di questa specialità riguarda la provincia di Cuneo ed in particolare tre comuni, Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana. E’ un formaggio a pasta semidura, prodotto con latte vaccino e, in percentuale minore, anche ovino e caprino. La sua storia ha avuto inizio probabilmente nell’anno mille, ma le prime notizie che lo riguardano sono del tredicesimo secolo, quando gli abitanti di quella che è ora la provincia di Cuneo lo usavano per i pagamenti.

Durante la lavorazione del formaggio il latte viene fatto salire alla temperatura di 37-38 gradi a cui viene poi aggiunto caglio liquido. Viene poi fatto riposare per almeno 30 minuti ed avvolto in un telo, pressato ed appesso per 12 ore circa a sgocciolare. In seguito passa dai 2 ai 5 giorni in un recipiente di legno. Quindi viene rimescolato, ripressato e rilasciato a riposare per un massimo di altri 3 giorni, questa volta in fascere. Il periodo di stagionatura va dai 2 ai 5 mesi che le forme passano in vere grotte naturali.

Il castelmagno ha un sapore forte, soprattutto se molto stagionato. E’ diventato un prodotto di origine protetta dal 1996 ma questo non ha evitato che si diffondessero imitazioni meno curate. Per gustarlo al meglio la soluzione migliore è un bel giro tra i caseifici della Alta Valle Grana, magari in compagnia di una bottiglia di Nebbiolo!

Il peperoncino: Mille e una virtù…piccanti!

peperoncini

Peperoncino.

Il peperoncino appartiene al genere del Capsicum, della famiglia delle Solanacee, la cui radice latina capsa significa scatola e deve il nome alla forma del frutto, che sembra rimandare proprio ad una scatola contenente i semi. Altra versione vuole invece che il nome tragga la sua radice dal greco kapto, mordere, con riferimento al gusto piccante che morde il palato quando si mangia. Il nome “peperoncino” invece gli deriva dalla somiglianza di gusto con il pepe, il piper latino.

Il peperoncino era già usato come spezia dagli indiani del Messico e del Cile, e fu importato in Europa da Colombo nel 1493 e successivamente diffuso nel continente dagli spagnoli. Nel nuovo mondo era invece chiamato chili, termine che appartiene alla lingua nahuatl, e tale è rimasto in lingua inglese.

La pianta, un arbusto perenne a vita breve, può essere coltivata anche su un balcone. La semina avviene a febbraio al centrosud e a marzo al nord, i frutti si raccolgono in estate-autunno. E’ bene consumare freschi i peperoncini, affinché non perdano le loro proprietà, ma possono anche essere conservati sott’olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole e tritati).

Riso al mandarino, per chi non vuole mai rinunciare alla frutta

mandarini

I mandarini nascono da un arbusto originario della Cina e del Giappone, ma sono diffusissimi anche da noi da due secoli. Come tutti gli agrumi il mandarino è un frutto ricco di vitamina C, calcio, potassio e fibre. E’ anche un frutto fresco e molto dolce, talmente dolce che è uno dei più ricchi di zuccheri (oltre il 17%) ed il suo apporto calorico è pari a 72 per 100g.

Esistono diversi tipi di mandarini, ma la varietà più classica è la “palermitana” o avana. Oggi sono però più commercializzati i due ibridi del mandarino, il mandarancio ed il clementino, privi dei fastidiosi noccioli.

I mandarini come del resto tutta la frutta fanno molto bene al nostro organismo; aiuta a rafforzare il sistema immunitario e consente un buona ccrescimento scheletrico, per cui è ottimo per i bambini. Il mandarino è anche ricco di bromo, il che gli fa avere una azione sedativa sul sistema nervoso (il mandarino è antistress!?!). Le bucce, che possono essere usate per produrre oli essenziali, emanano un pofumo che concilia il sonno e rigenera la pelle. Nei casi di raffreddore un ottimo rimedio naturale è proprio il mandarino: provate a frullare tre mandarini ed aggiungetevi del miele e dell’eucalipto sciolti in un po’ di acqua calda.

Dal momento che il mandarino è un frutto così salutare oltre che buono non resta altro che sbizzarrirsi provando ricette che ne contemplano l’uso come marmellate, crostate e perchè no, risotti!

Cioccolato: Willy Wonka, Marie Antoinette e Violante Placido. Dolce filo conduttore…cinematografico

scenografia della fabbrica di cioccolato

Il cioccolato è uno di quei pochi alimenti che piacciono a tutti o quanto meno è molto raro trovare una persona che può affermare di odiare la cioccolata…. certo si può odiare perchè l’abuso di essa ci fa ingrassare ma chiunque di fronte al suo cioccolatino preferito cadrebbe in tentazione.

Se invece si vuole fare indigestione di cioccolata senza subirne le conseguenze sul proprio fisico ci si può sempre buttare su una maratona cinematografica ispirata ad essa che comprende i seguenti film:

  • La fabbrica di cioccolato: film del ’71 che parla di un bambino povero, Charly che trova un biglietto d’oro in una tavoletta di cioccolata per entrare nella favolosa fabbrica di Willy Wonka un pasticciere visionario che ha indetto questo concorso per trovare un erede per i suoi segreti oltre che per la fabbrica. Il recente remake del film è stato diretto dal genio Tim Burton quindi se ancora non l’avete visto vi consiglio di farlo.
  • Chocolat: é un film del 2000 ambientato alla fine della seconda guerra mondiale in un paesino francese in cui si stabilisce Vianne con sua figlia che durante il periodo di quaresima aprirà una cioccolateria; ciò porterà gli abitanti del posto a vederla come una peccatrice e tentatrice ma col tempo riuscirà a sciogliere il cuore della gente anche grazie alla bontà della sua cioccolata con la quale convincerà anche il gitano interpretato da Johnny Depp a stabilirsi definitivamente in quel luogo insieme a lei.

Corn flakes, unione tra benessere e gusto per la prima colazione

I cereali di mais, i cosiddetti corn flakes sono molto diffusi nel nostro paese e molto usati sulle nostre tavole come altrenativa alla classica colazione latte e biscotti o cornetto e cappuccino. Grazie alle loro qualità sono diventati molto popolari tra donne che intraprendono una dieta dimagrante in quanto hanno un sapore molto gradevole e sono ricchi di fibre e sali minerali oltre a contenere un basso apporto di grassi.

I corn flakes sono dei fiocchi di mais tostati: dopo una breve cottura a vapore i chicchi vengono passati tra speciali rulli e messi al forno, il che permette di conservarne inalterate le proprietà nutritive.
Furono inventati alla fine dell’ 800 da John Harvey Kellogg, medico di un ospedale del Michigan, in collaborazione con suo fratello Will keith.

All’inizio questi cereali servivano come alimento base di una dieta vegetariana imposta a dei pazienti di un sanatorio che prevedeva l’assenza di alcol, tabacco e caffeina oltre che la prescrizione di cibi insipidi per calmare tutte le passioni possibili nei ricoverati ma poi John Harvey ebbe l’idea di aggiungere lo zucchero e questi inaspettatamente gustosi fiochi furono poi introdotti sul mercato americano.
Nel 1906 fondarono una società chiamata “Bettle creek toasted corn flakes company” che in seguito divenne semplicemente la Kellogg’s tutt’oggi esistente sul mercato.

Il finocchio selvatico: mille usi in cucina e non solo

Quest’oggi vi propongo una pianta dal profumo inconfondibile e deciso, il finocchio selvatico ovvero il Foenicolum Officinale della famiglia delle Ombrelliferae. Il finocchio selvatico è un beniamino dei raccoglitori dilettanti sia perché è ampiamente diffuso in tutta Europa e sia perché può essere facilmente riconosciuto durante le passeggiate nei campi incolti e nei terreni aridi ed assolati.

La sua fioritura termina a fine estate con uno sgargiante colore giallo che dirompe a forma di ombrello e non passa di certo inosservato; la pianta è commestibile in tutte le sue parti compreso il gambo coriaceo e la radice fusiforme e ramificata, ovviamente trattati come infusi o tisane che credo ormai tutti noi sappiamo concretizzare.

I semi sono la parte più usata e vengono utilizzati a crudo sul pane fatto in casa o sulle focacce, sulle note insalate greche insaporite anche con cetrioli e yogurt mentre in tanti piccoli centri del nostro paese i semi del finocchio selvatico vengono utilizzati per insaporire minestroni o pesci al forno, castagne bollite e ovviamente la carne alla brace.

Il liquore al cioccolato fatto in casa: alcool puro, zucchero e cacao amaro

Sfatiamo un mito: il liquore fai-da-te non è una meta irraggiungibile, da chef provetti. Ecco una ricetta facile, veloce ed economica per deliziare i vostri amici con una bevanda alcolica a base di cioccolato, nella migliore tradizione mitteleuropea. In commercio ne esistono a decine: Il mitico Mozart austriaco, il Godiva belga, il Sabra israeliano, il francese Godet, il liquore al cioccolato di Modica italiano Un consiglio? Non rivelatene il livello di difficoltà – davvero per principianti – e passerete per esperti del settore, parlo per esperienza!
Ma iniziamo procurandoci gli ingredienti (le dosi sono per 1 litro di liquore):
  • 75 grammi di cacao amaro (scegliete pure la marca preferita)
  • 250 grammi di zucchero
  • 1 litro di latte
  • 150 grammi di alcool puro (reperibile in qualsiasi supermercato nel reparto liquori)

Cheesecake americano al formaggio Philadelphia

 

Il cheesecake, o torta al formaggio, pare nasca nell’antica Grecia come alimento che dava energia agli atleti. Oggi è conosciuto in tutto il mondo e ogni paese ha una variazione sul tema.

 

Nel nostro paese si è portati ad usare la ricotta, mentre in Germania il Quark, un formaggio morbido, bianco e fresco dalle origini curde. In Brasile lo arricchiscono con la marmellata di guavache che loro chiamano goyabada, in Giappone invece è talmente diffuso che, oltre a trovarlo in moltissimi caffè o pasticcerie, lo vendono persino tramite i distributori automatici!

 

Ma il record per il maggior numero di varianti del cheesecake lo detengono gli Stati Uniti: New York, Chicago, Filadelfia sono solo alcune delle città americane che hanno dato i natali ad un tipo di cheesecake.
Il cheesecake americano a base di cream cheese (crema di formaggio), nasce nel 1872 come variazione di quello a base del formaggio francese Neufchatel, fatto col latte vaccino ed originario dell’alta Normandia. Le sue varietà sono a dir poco infinite, a partire dal cheesecake classico con formaggio, panna e uova, passando da quello ai frutti di bosco per arrivare persino alla ricetta a base di tofu per i vegani. Personalmente credo che il “vero” cheesecake sia a base di philadelphia, per me questa versione rimane il must!

Acquacotta e panzanella: piatti poveri ma semplici e gustosi

In tutta Italia, ma sopratutto in Toscana, sono numerose le ricette provenienti dalla tradizione “povera” e contadina che oggi si possono trovare anche nei menù dei ristoranti più raffinati. Si tratta di piatti preparati con ingredienti poveri, facilmente reperibili, talvolta coltivati nel giardino dietro casa o avanzati dai pasti precedenti. Queste ricette affinate con il tempo rappresentano la storia di una regione e proprio perchè fatte di ingredienti “poveri” hanno preparazioni semplici, alla portata di tutti e soprattutto sono saporitissimi!

Tra questi piatti troviamo in cima alla lista la pappa al pomodoro, resa celebre da una canzone di Rita Pavone: semplicissima e veloce, adatta anche per i bambini ed i cui ingredienti (pane casalingo raffermo e pomodori in primis) richiamano alla mente la tradizione contadina di chi la preparava in passato. Dopo la pappa al pomodoro non possiamo dimenticarci della ribollita: il nome stesso deriva dal fatto che ne venivano cucninate grandi quantità per poi “ribollirla” il giorno dopo.

Rientra nella lista dei piatti poveri anche la panzanella, una ricetta leggera, perfetta per i primi caldi poichè non necessita di cottura ed ha un gusto rinfrescante. Per prepararla basta avere del pane casalingo raffermo, dei pomodori, della cipolla rossa, del sedano, basilico, sale, pepe ed olio: ingredienti che non mancano mai nelle nostre cucine! La panzanella è comunque aperta a numerose rivisitazioni, con l’aggiunta di ingredienti vari e diversi.

Spostandosi verso il sud della Toscana, in Maremma, non possiamo evitare di citare l’acquacotta, piatto anch’esso preparato con i prodotti forniti dalla terra.

Sformatini alla fontina e spinaci: un secondo equilibrato e saporito

La ricetta che vi presento oggi vede come ingrediente principale la fontina ed un metodo di cottura lento ma dolce chiamato “bagnomaria”. Questo piatto può essere un’idea come secondo o come vero piatto unico avendo in se le proteine del formaggio e delle uova ma anche le vitamine ed i sali minerali degli spinaci, accompagnandolo con dei crostini di pane che forniscono il giusto apporto di carboidrati.

La fontina è il più importante formaggio della Valle D’Aosta, dove è prodotto da tempi remoti. Ottenuto dalla lavorazione di latte vaccino intero, è un formaggio a pasta semicotta, più burrosa nella produzione estiva ma anche più aromatica. Pur trattandosi di un formaggio da tavola, i suoi impieghi in cucina sono molteplici e molto validi, come dimostrano ricette quali la notissima fonduta e la polenta alla valdostana. Per stemperarne leggermente l’aroma, deciso ed inconfondibile, si può mettere a bagno nel latte freddo per 15-30 minuti. Ecco gli ingredienti ( per 4 persone):

  • 250 gr di fontina
  • 1 dl di latte
  • 6 uova
  • 3 cucchiai di panna
  • 800 gr di spinaci
  • 1 costa di sedano
  • 40 gr di burro
  • burro per gli stampini
  • sale e pepe

Sacher Torte originale. Da Vienna la tradizione autentica delle konditorei ottocentesche

La torta sacher, la più classica e conosciuta torta al cioccolato, orgoglio delle konditorei (pasticcerie) dell’impero Austro-Ungarico, nasce con tutte le probabilità nel 1832 dalla fantasia di un apprendista chef incaricato di sostituire il suo maestro. E’ una torta amatissima nel nostro paese, ne esistono tantissime versioni (provate anche questa di una giovane amica pasticcera). Il giovane chef si chiamava Franz Sacher aveva solo 16 anni e lavorava come pasticciere alla corte del principe Matternich, a Vienna.

La ricetta oggi è golosamente custodita dall’Hotel Sacher, che ne produce artigianalmente 270.000 ogni anno. La sacher torte è protetta da marchio di fabbrica ed in nessun altra parte del mondo sono state concesse le licenze per produrla, anche se le sue imitazioni sono innumerevoli. La ricetta originale non prevede l’utilizzo di conservanti, ma solo prodotti naturali.

La torta sacher è composta da due strati di “pasta di cioccolato”, una specie di pan di spagna al cioccolato, ma più umido. Tra i due strati viene spalmata la marmellata di albicocche ed il tutto è ricoperto da una glassa al cioccolato, capace di far venire l’acquolina in bocca anche alla persona più restia.

A Vienna la sacher vi verrà servita accompagnata da panna montatae una tazza di tè. Per chi non potesse raggiungere la capitale austriaca ecco una delle tante ricette “tarocche” della sacher torte.(E’ anche possibile però ordinarla facendone richiesta al sito dell’hotel Sacher di Vienna)