Curarsi con l’aglio: la bagna cauda

Nel corso dei secoli, l’aglio, dal latino Allium Sativum è stato usato per curare numerosi malanni, più o meno gravi.
Alla luce dei moderni studi, per alcuni di questi, come la caduta dei capelli, l’epilessia o addirittura la sterilità non si è riusciti a spiegarne l’utilizzo, dal momento che non darebbe nessun risultato.

Ciononostante, negli ultimi 50 anni è stato provato che l’aglio, è utilissimo nella prevenzione e nella terapia contro alcune malattie fortemente debilitanti come l’arteriosclerosi ed i problemi cardiovascolari, inoltre rappresenta un utile alleato per chi soffre di pressione alta e tonifica il muscolo cardiaco.
Ma questi sono solo alcuni dei molteplici effetti positivi che derivano dall’uso costante e metodico dell’aglio: i principi attivi dell’aglio, infatti, vengono trasportati per tutto il corpo umano tramite il sangue entrando in contatto con gli organi principali ed esercitando la sua attività antibatterica, disinfettante e diuretica.

Il lardo di colonnata, la delizia delle Alpi Apuane

Una delle leggende che lo riguardano narra che Michelangelo ne mangiasse in gran quantità ogni qual volta dovesse recarsi sulle Apuane a prendere il marmo per i suoi capolavori: stiamo parlando del Lardo di Colonnata, originario appunto di Colonnata, paesino toscano arroccato sulle Alpi Apuane, in provincia di Massa Carrara.

Il lardo di Colonnata è un tipo di salume di suino sottoposto ad una singolare stagionatura: dopo aver scavato delle vasche (conche) nel marmo e averle strofinate con aglio fresco, vi si adagiano, alternandole con strati di sale grosso, pepe macinato di fresco, salvia e rosmarino (camicia), le fette di lardo; quando le conche sono colme, vengono chiuse con una lastra di marmo che ne preservi gli aromi e la freschezza per gli, almeno, 6 mesi che ci vogliono per una perfetta stagionatura. Il marmo di Carrara, infatti, è ricco di carbonato di calcio e possiede particolari caratteristiche di traspirabilità e impermeabilità.
Una volta pronto, il lardo presenta un aspetto dalla consistenza omogenea e morbida, dal colore bianco tendente al rosato ed un sapore delicato, quasi dolce.

Il sistema di stagionatura del lardo nel marmo inizia intorno all’anno 1000 d.c. anche se la qualità del grasso usato era nettamente inferiore.
La storia del Lardo di Colonnata, invece, nasce con i lavoratori delle cave, i quali, avevano scoperto un sistema per avere a disposizione e sempre in ottime condizioni di freschezza, un eccellente ingrediente per i loro frugali panini.

Dopo il 1894, il lardo veniva chiamato cibo degli anarchici per il fatto che i rifugiati in montagna sopravvivessero grazie al grasso di maiale conservato sotto sale.
Oggi il Lardo di Colonnata è conosciuto molto oltre i confini del suo paese d’origine diventando un prodotto I.G.P. e godendo di una sagra in suo nome, la Sagra del Lardo di Colonnata che ha luogo la terza domenica dopo ferragosto a Colonnata, occasione nella quale oltre ad assaggiare il prelibato salume è possibile fare una visita alle cave del marmo.

La dieta di Bridget Jones e la zuppa di porri

Sovrappeso, pasticciona, imbranata, single, fumatrice che non riesce a smettere: sono sicura che in molte, tra noi donne, ci riconosciamo in questo ritratto. Ed invece è la descrizione del personaggio di Reneé Zellweger , nato dalla penna della scrittrice Helen Fielding, Bridget Jones.

L’impiegata che ha conquistato il pubblico con la sua simpatia ed autoironia ci ha fatto sorridere leggendo, o guardando, i disastri che combina, le gaffe che colleziona e le disavventure in cui finisce.

Tra equivoci con gli uomini e figuracce in pubblico, come poteva mancare qualche inconveniente in cucina?
Nel primo film “Il diario di Bridget Jones”, uscito nella sale nel 2001, la bionda single si ritrova sballottata e indecisa tra due uomini: il suo arrogante e spregiudicato capo, interpretato da Hugh Grant, ed il goffo ma affascinante avvocato, Colin Firth.

Per il suo compleanno organizza una cena a casa sua, a cui sono invitati il gruppetto di fedeli amiche ed amici e Mark, l’avvocato. Nella sua goffaggine Bridget Jones ne combina di tutti i colori, nel senso letterale del termine: la zuppa di porri che serve in tavola è incredibilmente turchina! Imbarazzata dalla presenza di Mark ed intenzionata a fare bella figura più di ogni altra cosa dimentica di levare lo spago blu dai porri coniando così una nuova ricetta, zuppa di porri turchina.

Koriatiki salada (insalata greca) e Tzatziki. Sapori mediterranei

Mare di cristallo, uliveti centenari, profumati alberi da frutto, paesaggi divini, sapori antichi: tutto questo e molto di più è la Grecia.

E’ impossibile visitare questo paese e non rimanerne affascinati. Certo, chi di noi non ha studiato la Grecia a scuola? La sua geografia, la sua antichissima storia, un’arte che ha fatto da modello ispiratore alle forme artistiche di tutto il mondo negli ultimi due millenni… La verità, però, è che puoi studiare questo paese sui libri per tutta la vita e per tutta la vita scoprire cose nuove, ma se non ci si è stati di persona, se non si è raccolta un’arancia da uno dei centinaia di alberi che corrono lungo le strade di campagna, se non si è osservato l’orizzonte da uno scoglio alto decine di metri e circondato solo dal mare con alle spalle un tempio che decine di secoli prima era stato eretto in onore di un dio e che ancora oggi suscita un sentimento di sacralità anche nell’uomo più scettico, se non… allora non si può comprendere il vero spirito della Grecia.

Ma non voglio dare l’impressione che questo paese sia “solo” storia, arte, filosofia ed archeologia; infatti, un aspetto della cultura greca a cui i suoi abitanti sono molto legati è la cucina. I piatti variano molto da regione a regione e cercano di sfruttare appieno le risorse che la propria terra ha da offrire: così troveremo dei piatti semplici e gustosi come la KORIATIKI SALADA (insalata greca) ed il pesce fresco cotto sui bracieri sulle isole, mentre in zone più interne, dove abbondano i pascoli, succulenti piatti di carne, formaggi e verdure (da notare che le verdure non mancano mai sulle tavole dei greci) come la famosa MOUSSAKA e YOUVETSI ME HILOPITTES (spezzatino di agnello con quadrucci all’uovo). In tutte queste ricette c’è comunque un filo comune, quello dell’olio extravergine d’oliva che non è di qualità inferiore al nostro e che, come in Italia, è considerato il re della tavola!

Insalata Olivier, Insalata Italiana, Insalata Imperiale: La vera storia dell’insalata Russa

insalata russa

L’insalata russa è un piatto ormai entrato di fatto nella cucina italiana; è un contorno gustoso e semplice, adatto per tutti i periodi dell’anno. Può essere usata anche come antipasto ed è composta principalmente da verdure e maionese. Ma quali sono le origini di questa ricetta? Si chiama insalata russa perchè è un piatto tipico della cucina russa? In Germania ad esempio è curiosamente conosciuta come insalata all’italiana

Nel settecento era chiamata insalata alla genovese perchè molto spesso faceva la sua bella figura ai banchetti dell’aristocrazia ligure. Alcuni però sostengono che la ricetta originale sia nata dopo, a metà ottocento, in un ristorante di Mosca e prevedeva alcune varianti, tra cui caviale, code di gamberi, aragosta o addirittura anatra affumicata a seconda della stagione. L’autore della prima insalata russa si chiamava Lucien Olivier ed infatti in Russia questo piatto è conosciuto come insalata Olivier, ma anche come insalata alla polacca. Gli ingredienti con cui veniva preparata l’insalata Olivier erano vari ma sempre ricercati e quindi spesso costosi. Quando la ricetta iniziò a diffondersi nel resto d’Europa la ricetta venne inevitabilmente modificata, sostituendo agli ingredienti più pregiati altri più economici e comunemente reperibili.

Il nome dello chef che la inventò dovrebbe comunque far trasparire qualcosa sulle sue origini, che erano parigine. In realtà la cucina russa nazionale era ben diversa da quella dei ricchi ristoranti della capitale. Sulle tavole dei comuni cittadini, che perlopiù vivevano di agricoltura, c’erano soprattutto le verdure più resistenti al freddo, come le patate, i cavoli ed i cetrioli.

Mangiare vegetariano al ristorante cinese

Essere vegetariani, al contrario di ciò che la maggior parte delle persone pensa, non implica delle rinunce incolmabili per quanto riguarda il cibo perché si possono trovare molte alternative davvero gustose ai piatti che includono carne; è così anche se si tratta di cucina etnica come quella cinese.
Molte persone si trovano spesso il sabato sera ad uscire con gli amici e preferire alla solita pizzeria il ristorante cinese che si trova davvero facilmente in ogni città italiana, con prezzi spesso molto accessibili; le persone vegetariane possono benissimo trovare nel menù dei piatti appetitosi tutti vegetali (o quasi) dall’antipasto al dolce. Per diretta esperienza vogliamo consigliarvene alcuni davvero buonissimi.

Barchette al tonno: un antipasto sfizioso, economico e facile da fare

antipasto

Gli antipasti hanno una storia millenaria che risale al tempo della Roma Imperiale, quando una serie di preparazioni gustose e leggere, chiamate “gustio” o “gustatio”, venivano servite con tale opulenza e creatività da essere accolte dagli applausi dei convitati, all’apertura dei banchetti, prima delle innumerevoli portate che componevano il pasto. Sebbene ridimensionato rispetto a quei tempi e ridotto in genere a non più di 3-4 preparazioni per pasto, ancora oggi l’antipasto è un’ usanza diffusa in tutto il paese, sia nella grande cucina che in quella rustica.

In linea generale, si può dire che si tratta di un momento importante del pasto, che rappresenta una sorta di biglietto da visita delle pietanze che seguiranno, poiché da una parte le anticipa e dall’altra rivela in qualche modo lo stile stesso del pranzo. Detto questo vi consiglio oggi una ricetta di facile esecuzione, gustosa ed economica che può rallegrare anche un giorno lavorativo.

Barchette al tonno:
  • 8 piccole barchette di pasta sfoglia
  • 150 gr. di tonno sott’olio
  • 3 cucchiai di maionese
  • 4 filetti di acciuga sotto sale

Finger Food? Proviamo con polenta e uvetta

Tante volte capita di invitare gli amici per vedere un film, una partita o semplicemente per fare due chiacchiere, e in queste occasioni si presenta il solito cruccio: cosa offrire agli ospiti? La solita cena, tutti intorno ad un tavolo, apparecchiare, preparare, star seduti per delle ore, dover fare avanti ed indietro dalla cucina, la serata rischia di diventare interminabile, semplifichiamo tutto con il finger food.

La traduzione di finger food è cibo da mangiare con le dita, quindi del cibo organizzato in piccole porzioni che si possono prendere con le mani senza bisogno di utilizzare le posate, così da rendere meno formale e più semplice il momento del pasto.

E’ una nuova tendenza inglese che si sta sviluppando anche in Italia e che rappresenta ormai un fenomeno di portata mondiale. Intendiamoci, è praticamente il nostro tradizionale buffet, con tanti stuzzichini, arricchito di idee più sfiziose e stuzzicanti che riescono a sostituire un pasto. Ideale per le cene tra amici, soprattutto quando gli amici sono tanti e le sedie scarseggiano ma versatile anche per un tête- à- tête romantico.

Brunch di Domenica: iniziate la giornata con stile

Quando si arriva alla fine della settimana dopo giorni di intenso lavoro le ultime cose che si vogliono sentire sono frasi che assomigliano a qualcosa del tipo: “…organizziamoci!” o peggio “…diamoci un appuntamento presto”.

Alzarsi piano al mattino nel silenzio totale, all’ora che si preferisce (quindi preferibilmente tardi) è così raro da rappresentare un vero e proprio lusso, ormai. Ma svegliarsi sognando gli uccellini cinguettanti di Walt Disney è una sensazione che ogni tanto dovreste concedervi, quando siete troppo presi dal tram tram quotidiano.

Formaggi: il plateau a regola d’arte!

Dopo una cena importante, la selezione di formaggio da degustare prima della frutta è un piacere irrinunciabile!
Come preparare un vassoio perfetto? Basta seguire alcune semplici regole.
Le tipologie
Per un plateau classico scegliete un formaggio di capra, un pecorino e tre tipi a latte vaccino: delicato, saporito ed erborinato (cioè con le venature blu-verdastre).
Un’alternativa più corposa, ideale quando ci sono molti ospiti, è realizzare due o tre piccoli taglieri a tema: di capra o pecora, di tipologie fresche, di soli formaggi molli oppure duri, tutto italiano o tutto francese.
Un buon assortimento, sicuramente tutto da “apprezzare” può essere composto da un pecorino, Caciocavallo, caprino fresco e Goronzola.