I dolci di Natale: una varietà lunga come tutto lo stivale.

di B.Raccah 3

La chiave per comprendere la gastronomia nel nostro “bel paese” è la tradizione. In italia girando in lungo e in largo vedrete che già facendo qualche chilometro le abitudini alimentari dei nostri connazionali cambiano. Il nostro è un popolo, che indipendentemente dala propria estrazione, ha una forte passione ed amore per la propria terra, per la propria famiglia e ovviamente per il proprio cibo. Noi non siamo italiani, ma romani, milanesi, napoletani, siciliani, calabresi e via dicendo. Questo è semplicemente fantastico e racchiude in sè il senso del nostro carattere.

Il patrimonio gastronomico che il nostro paese ha è inestimabile. In particolare se pensiamo alle differenze regionali dovremmo fare una lista infinita di sapori. Ora però proviamo a scoprire le virtù dei nostri dolci, frutto di una tradizione che affonda le proprie radici in un passato fatto di ingredienti semplici e profumi di un tempo.

Dietro ciascun dolce troviamo sempre una storia ed una usanza mantenuta viva di generaqzione in generazione. Anche se ormai li compriamo in pasticceria, su una bancarella o al supermercato, questi dolci ricordano un mondo non del tutto scomparso. Una volta, ingredienti come la frutta candita, le mandorle, il cacao, le spezie o lo stesso zucchero erano alimenti per pochi, davvero esclusivi, che si usava comprare per arricchire gli impasti delle grandi occasioni.

Cominciamo dall’alto dell’Italia per una più semplice collocazione dei prodotti. Partiamo dalla Valle d’Aosta, dove fa più freddo, qui a natale troviamo il “Mecoulin” ci spostiamo nel Friuli e abbiamo la “Gubana” fino allo “Zelten” del Trentino. Scendendo di latitudine troviamo dolci di maggiore diffusione che superano il carattere regionale, come il “Torrone” di Cremona, il “Pandoro” di Verona. Non possiamo trascurare il “Pan dolce” genovese, il “Certosino” di Bologna ed il “Crescenzin”piemontese. No, non vi proccupate il “Panettone” di Milano non manca, per noi di Ginger & Tomato no è natale senza questo dolce a tavola.

Proseguendo al centro abbiamo la “Rocciata” di Assisi dolce di mele simile al più conosciuto strudel, troviamo il “Parrozzo” abruzzese, dolce molto apprezzato da D’Annuzio che di piaceri se ne intendeva. Sempre in questa regione a Chieti come anche a Pescara scopriamo i “Caggiunitti” biscotti ripieni fritti. Nelle Marche si mangia il “Frustingo” pane dolce a base di farina integrale arricchito di frutta secca. E La Toscana, regione del “Panforte” del “Panpepato” e dei mitici “Ricciarelli” pensate che quando ero piccolo mia madre, quando li comprava, per evitare che li divorassi subito li nascondeva nei posti più disparati…una volta li dimentico nella lavatrice.

Nel Lazio troviamo il classico “Pangiallo” i “Subiachini” usati anche per decorare l’albero di Natale. Sempre nella stessa regione andando verso la Campania si usa preparare le “Zeppole” che sono frittelle di pane, fritte nell’olio e poi passate nel miele caldo. In Campania si gustano i “Susamielli”, i “Mostaccioli”, i durissimi “Roccocò”, gli “Struffoli” e anche usanza preparare la “Pastiera” dolce che una volta era più caratteristico della festa pasquale.

In Sardegna in questo periodo si usail “Pani’ e saba” un pane dolce fatto con il mosto (sapa).

Nel Sud troviamo i “Turdilli”, piccoli cilindri di pasta fritti e passati nel miele, i “Susumelle” calabresi, biscotti ricoperti di glassa o cioccolato. Andando in Puglia si gustano le “Cartellate”. Per ultima ma certo non per importanza c’è la Sicilia dove in questa festa si usa consumare il “Buccellato” una ciambella ricca di frutta secca degna di un banchetto principesco.

Sicuramente avremo dimenticato qualche dolce e ce ne scusiamo anticipatamente, daltronde vivendo in un paese meraviglioso qual’è l’Italia, dove dietro ogni vicolo si respira la storia della tradizione, concedeteci il privilegio di invitarvi a segnalarci il vostro dolce tipico di Natale.