Malloreddus alla campidanese. Dalla Sardegna un primo piatto per il Natale.

di Redazione 1

I malloreddus sono uno dei piatti più tipici della tradizione sarda, sempre presenti a tavola durante le occasioni più importanti e soprattutto durante le festività natalizie. E’ un formato di pasta piccolo e rigato, molto poroso, che si presta ad essere accompagnato dai più svariati condimenti. Vero e proprio vanto della cucina sarda, il termine malloreddus deriva dal termine malloru, che nel sud della Sardegna significa toro, quindi malloreddus vuol dire “vitellino”. Il nome malloreddus è stato probabilmente associato a questo formato di pasta dalla particolare forma panciuta, perchè nell’immaginario dei pastori ricordava la forma di un piccolo vitello. Per questa ricetta è d’obbligo usare la salsiccia sarda e il pecorino sardo, che è uno dei prodotti DOP più famosi della regione. L’impasto dei malloreddus si lavora fino ad ottenere una pasta priva di rugosità, alla quale si dà la forma di bastoncino sottile, tagliato a piccoli tocchi che, fatti rotolare sul fondo di un canestro (ciuliri), assumono la forma ovale di conchiglia vuota, caratterizzata sul dorso da rilievi paralleli. Originariamente si impastava la farina di semola con lo zafferano in modo da ottenere una pasta dal colore giallo intenso, oggi lo zafferano si può aggiungere anche solo al sugo.

I malloreddus sono un formato di pasta abbastanza diffuso, che con un pochino di fortuna potreste anche trovare al supermercato, dove vengono definiti gnocchetti sardi. Ma visto che il clima delle feste ci invoglia a fare esperimenti culinari, potreste provare a farli voi impastando con le vostre mani la pasta per poi creare i piccoli gnocchetti. Certamente sarà un pochino più faticoso ma il risultato è soddisfacente e soprattutto molto più gustoso. Create tanti lunghi serpentelli di pasta e poi tagliateli a piccoli tocchetti. Strofinate ogni tocchetto su un tagliere rigato in modo da ottenere uno gnocchetto a righe arrotolato ma aperto sulla pancia e disponete gli gnocchetti ottenuti su un ripiano, ben separati tra di loro. Farlo è molto più facile che spiegarlo!

Commenti (1)

  1. Ricetta riportata ottimamente, hai solo dimenticato, per essere veramente ‘alla campidanese’, che nel sugo vanno aggiunte un paio di olive 🙂

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