Mangiare in Molise: itinerario di una regione piena di tradizione

di Daniele Pace 0

Il Molise è una regione ai più sconosciuta, ma di grande tradizione. Piccola, con pochi abitanti, eppure così ricca di sapori che in pochi conoscono. È anche una regione poco contaminata, e non solo a livello industriale, ma anche di influenze dalle altre zone d’Italia.

Le sue colline regalano ottimi prodotti, così come il suo mare, piccolo ma splendido. I piccoli borghi sono pieni di ristorantini di grande tradizione, fermi nel tempo, ma reclamano il loro spazio. il cibo molisano, questo sconosciuto, è qui il re che reclama il suo trono, oggi che sta tornando di moda la cucina locale.

L’itinerario dei ristoranti

Sul confine abruzzese la prima tappa è all’Elfo, a Capracotta, dove Michele Sozio ci regala il tartufo e i funghi, le erbe e le spezie per dedicarsi ai pancotti e alle minestre di legumi della montagna, che tanto hanno dato al passato della regione.

A regnare qui è la lenticchia di Capracotta, presente solo da queste parti. Lo chef ci delizia con i cicatelli con datterini, oppure gli orapi con gli asparagi e la ricotta stagionata.

Immancabile le tagliatelle ai porcini e castagne, e la variante con i prugnoli. Poi la carne, tutta autoctona, a partire dalla Pezzata di pecora al cutturo.

Ad Agnone invece c’è la Locanda Mammì di Stefania Di Pasquo e la sua cucina montanara. Non dovete perdervi la vellutata di piselli, oppure la torta salata con nocciole e caciocavallo, e poi il vitello alle erbe della zona, con il cardoncello e la senape. Imperdibile anche l’aringa affumicata.

A Macchia d’Isernia incontriamo Giovanni Di Benedetto all’Elicriso, dove mangiare sia la carne che il pesce. Qui la parola d’ordine è stagionalità, e non troverete nulla di estivo coltivato d’inverno, e nulla di invernale coltivato in estate.

Ecco le linguine di Gragnano alle vongole e asparagi, oppure i fusilloni al baccalà, o i fiori di zucca alla bufala e pistacchio. Il pesce varia tutti i giorni, ma lo decidono i pescatori e la loro giornata.
Poi si va al Route 66, a Venafro, per l’Uovo del bistrot o gli spaghetti “alla sciuè sciuè”, una sorpresa per il palato. Si continua poi con la carne autoctona, il maialino e le cialde.

Ma il viaggio non è finito, e continua nel prossimo articolo.

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