Una ricetta tutta napoletana: capitone di Natale

di Redazione 4

capitone

Il capitone, non tutti lo conoscono e non tutti lo apprezzano. I miei ricordi legati a questa pietanza tipicamente napoletana e tipicamente natalizia sono molteplici e sono legati proprio al Natale in famiglia, quando ero piccola e quando la magia di queste feste veniva vissuta con un’ansia e con una gioia che inevitabilmente, quando gli anni iniziano a passare, un po’ si perde.

Ricordo perfettamente le volte che ho accompagnato mia nonna a comprare il pesce per il cenone della Vigilia e non posso di certo dimenticare questi capitoni vivi che si agitavano nelle vasche del pescivendolo, era una cosa anche un po’ spaventosa per me, ma di certo questi sono quei ricordi che restano indelebili nella mente. La mia memoria va anche proprio alla preparazione del pesce in questione, sicuramente anche in altre famiglie napoletane i capitoni sono sfilati via dalle mani della cuoca, e hanno iniziato a strisciare per la cucina, cosa che chiaramente suscitava l’ilarità di tutti, e si partiva per recuperare il capitone, che più fresco di così non si poteva, visto che veniva “finito” poco prima di essere cucinato.

Capitone è il nome con cui soprattutto a Napoli, ma anche in altre regioni, viene chiamata la femmina dell’Anguilla anguilla, e deriva dal latino caput, testa. I maschi della specie arrivano a circa 60 cm mentre le femmine a un metro e anche a un metro e mezzo. E’ proprio tradizione e usanza il fatto di metterli in vendita vivi, in vasche di grandi dimensioni colme di acqua dolce. E’ un pesce molto grasso, che si mangia solitamente il 24 dicembre e poi si conserva, spesso marinandolo, anche per i successivi giorni di festa. Si può gustare fritto, in umido e anche alla griglia, come in questa ricetta, che oltretutto gli permette anche di perdere una buona quantità di grasso.

Se siete campani probabilmente conoscete già la storia e le tradizioni del capitone, se non lo siete questo può essere uno spunto per provare una ricetta regionale classica e antica, che affonda le radici nella più profonda storia napoletana.

Commenti (4)

  1. Ciao volevo sapere se acquistando vivo il capitone o l’anguilla quando dici “Fare due incisioni sotto la testa del capitone e tirare la pelle fino a toglierla del tutto” non ho capito se l’operazione va fatta con l’animale ancora vivo o bisogna prima decapitarlo.
    Grazie e complimenti per il coraggio che hai avuto nel farlo : – )

  2. @ Teo:
    Ciao Teo, tutta la parte della ricetta si riferisce al capitone acquistato già decapitato, o comunque non vivo, oppure per chi lo acquista vivo a quando è già stata compiuta la decapitazione…. sono consapevole che sia una pratica un tantino sadica, ma devo anche ammettere che è una tradizione, però diciamo che da qui a spellarlo vivo ce ne vuole, sarebbe davvero una pratica terribile! 🙂
    In prima persona io non l’ho mai fatto, e sinceramente non penso che ci riuscirei, l’ho visto fare a mia nonna e so che comunque ancora adesso tante nonne, mamme o nonni e papà acquistano per Natale i capitoni ancora vivi e li decapitano a casa, proprio subito prima di iniziare la preparazione. E’ un po’ come per le aragoste, sappiamo che nei ristoranti (ma tanti lo fanno anche a casa) si immergono ancora vive nell’acqua bollente, c’è chi lo fa e chi non lo fa, e chi le mangia e chi non le mangia, a noi la scelta!
    Se poi provi con il capitone facci sapere!

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