Il peperoncino: Mille e una virtù…piccanti!

di Paola Pagliaro 25

peperoncini

Peperoncino.

Il peperoncino appartiene al genere del Capsicum, della famiglia delle Solanacee, la cui radice latina capsa significa scatola e deve il nome alla forma del frutto, che sembra rimandare proprio ad una scatola contenente i semi. Altra versione vuole invece che il nome tragga la sua radice dal greco kapto, mordere, con riferimento al gusto piccante che morde il palato quando si mangia. Il nome “peperoncino” invece gli deriva dalla somiglianza di gusto con il pepe, il piper latino.

Il peperoncino era già usato come spezia dagli indiani del Messico e del Cile, e fu importato in Europa da Colombo nel 1493 e successivamente diffuso nel continente dagli spagnoli. Nel nuovo mondo era invece chiamato chili, termine che appartiene alla lingua nahuatl, e tale è rimasto in lingua inglese.

La pianta, un arbusto perenne a vita breve, può essere coltivata anche su un balcone. La semina avviene a febbraio al centrosud e a marzo al nord, i frutti si raccolgono in estate-autunno. E’ bene consumare freschi i peperoncini, affinché non perdano le loro proprietà, ma possono anche essere conservati sott’olio o in polvere (dopo averli fatti seccare al sole e tritati).

Le cinque specie più conosciute e coltivate di peperoncino sono: il capsicum annuum, che comprende le varietà più diffuse tra cui il peperoncino comune in Italia; il peperoncino di Cayenna; il capsicum baccatum; il capsicum chinense, che comprende l’habanero, il peperoncino più piccante del mondo; il capsicum frutescens che include il tabasco e il capsicum pubescens.

La sostanza che ne provoca la piccantezza è l’alcaloide capsaicina, misurata in unità di Scoville (dal nome dell’inventore di questa particolare scala di misurazione) che va da 0 a 15/16 milioni. E’ proprio questa sostanza l’artefice delle molteplici proprietà curative del peperoncino. La lista dei benefici per la salute apportati dal suo consumo è immensa. Tra i più risaputi e accertati scientificamente:

  • Favorisce la circolazione sanguigna, grazie alla proprietà di vasodilatazione
  • E’ una miniera di vitamine A, C ed E
  • Aiuta nell’abbassamento del livello del colesterolo e a tenere sotto controllo la pressione
  • E’ un ottimo antidolorifico naturale: i recettori della bocca per attenuare il bruciore di cui è causa, manderebbero al cervello l’impulso per la produzione di endorfine, gli ormoni che rendono sopportabile la sensazione di dolore
  • Favorisce la digestione e cura la dispepsia gastrica
  • Previene infarto e malattie cardiocircolatorie
  • È un antimicrobico
  • Ha capacità antitumorale, in special modo previene il tumore al colon
  • Ultimo – ma non per importanza – il peperoncino è un ottimo afrodisiaco
Oltre ai rimedi curativi, il peperoncino ha come ogni spezia il suo posto in cucina, in particolare in Italia lo troviamo in molte ricette e prodotti tipici della cucina calabrese (tra tutti ricordiamo la nduja), della cucina lucana e impiegato in molti piatti della cucina Sud peninsulare.

In Calabria si tiene ogni anno il peperoncino jazz festival, una manifestazione-sagra con prodotti di tutti i tipi a base di peperoncino da queli famosi ai più insoliti: gelato, torrone, cioccolato piccante, ecc. 
All’estero oltre che nella cucina messicana (il rinomato chili con carne della tradizione messicana), il peperoncino ha largo impiego anche in Nordafrica con la famosa harissa, nella cucina cilena, indiana e indonesiana.
La popolarità e la diffusione di questa spezia non è però tutto merito delle sue virtù terapeutiche, ma dovuta all’inconfondibile gusto che aggiunge ai piatti e alla vita quel non so che di…piccante!