Il barbaresco: un vino nobile del Piemonte

di Redazione 0

Il Barbaresco è uno dei più nobili vini piemontesi e viene definito il Barolo che ha frequentato l’università. Viene prodotto nella zona delle Langhe in provincia di Alba entro un migliaio di ettari nei comuni di Treiso, Neive e, naturalmente, Barbaresco, con le medesime uve nebbiolo con le quali viene vinificato il Barolo. I suoi segreti stanno nel particolare terreno argilloso, nella favorevole esposizione, nella media altitudine collinare di 150-250 metri, nella primavera precoce.

Il nome Barbaresco sembrerebbe più adatto ad un vino rude, «da carrettieri», come si diceva una volta. Ma la sua etimologia pare derivi dal ricordo dell’invasione medioevale dei Saraceni, chiamati anche Barbareschi, che visitavano spesso la zona non solo per saccheggiare ma per gustare i prelibati vini che lì si producevano. Il paese di Barbaresco, che conta oggi 1500 abitanti, possiede una antica torre quadrata sulla quale un tempo si accendevano i fuochi per avvertire dell’avvicinarsi dei predatori di vino. Il disegno di questo torrione spicca oggi nel marchio consorziale d’origine del Barbaresco, azzurro in campo giallo-oro, con la scritta «Castrum Barbarisci».

li Barbaresco si presenta con un netto colore rubino che col passare degli anni diviene granata, e con un netto ineguagliabile profumo di viola. Non va mai bevuto giovane. Per legge è obbligatorio un invecchiamento di due anni, di cui almeno uno nelle botti di legno. Le bottiglie di quattro anni potranno poi fregiarsi in etichetta della dizione riserva. Quindi nella nostra cantina le bottiglie potranno sostare ancora, fino a un massimo di dieci anni. In cantina le preziose bottiglie dovranno essere conservate in posizione orizzontale, come tutti i vini da invecchiamento.

 Due volte all’anno si potrà far compiere alla bottiglia un giro di 90 gradi su se stessa perché il deposito del vino si distribuisca con uniformità. La bottiglia di Barbaresco dovrebbe venire portata in tavola nella medesima posizione di cantina, cioè trasferita coricata su un apposito cestello che non comunichi scosse al contenuto nel momento di versare. Il servizio va effettuato alla temperatura ambiente di 18-20 gradi e la bottiglia andrà stappata un paio d’ ore prima del consumo.

Non si dimentichi di berlo entro bicchieri di bel cristallo trasparente: un vino di annata prima lo si guarda, poi lo si respira e infine lo si gusta a piccoli sorsi: è quanto consigliano i buongustai.
Il Barbaresco non va bevuto fuori pasto. Le sue qualità migliori, cioè il profumo di viola appassita e il sapore carezzevole e vellutato, debbono venire esaltate dal contrasto coi cibi adatti. E non sono pochi: arrosti di carne bianca e rossa, pollame nobile, faraona ai funghi, fagiano in salmì, capriolo arrosto, fegato d’ oca, rognoncino trifolato. Lo si può anche accostare a un fine pranzo di formaggi piccanti a pasta dura. E inoltre indicato come corroborante nelle lunghe convalescenze.

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