Olimpiadi in cucina: Eat the Olympics, Londra 2012

di Ishtar 0

Parallelamente alle olimpiadi estive di Londra 2012 si stanno svolgendo, almeno dal mese di gennaio a questa parte e fino alla cerimonia di chiusura del 9 settembre, le olimpiadi della cucina. Su iniziativa di due giovani londinesi, infatti, è nato Eat the Olympics, letteralmente, mangia le olimpiadi, ovvero un percorso gastronomico all’insegna ed alla scoperta dei piatti tipici delle 204 nazioni partecipanti. Jack Hemingway e Sarah Kemp, designer lui, pr lei, hanno deciso di aprire un blog a tema con l’intento di cucinare diverse pietanze avendo in comune il fatto di essere rappresentative delle varie nazioni partecipanti alle olimpiadi estive. Ma la nascita del blog non è casuale. Dopo l’entusiamo iniziale dovuto alla possibilità di assistere ai giochi olimpici nella propria città, e la successiva delusione di non essere riusciti ad accaparrarsi i biglietti per le discipline volute, non si sono dati per vinti, ed hanno deciso di affrontare le Omlimpiadi in maniera differente. Nel corso dei mesi hanno testato ricette, alcune prese da vari libri di cucina, dai blog tematici, altre suggerite dai lettori e nel contempo sono diventati molto apprezzati sul web tanto da diventare abbastanza conosciuti. Ma non si sono risparmiati, se molti piatti sono stati davvero graditi, altri invece sono stati squalificati senza pietà.

Qualche ricetta preparata? Il pain perdu, per esempio, rappresentativo della Francia, i pancake canadesi, il riso e piselli della Bahamas, i biscotti ai semi di sesamo della Nigeria, le ciambelle serbe, ed ancora il curry di pesce pakistano, la torta all’olio di oliva della Giordania, solo per citarne qualcuno. L’intento è quello di preparare almeno un piatto per ogni nazione. Un blog ben fatto, senza dubbio, ricco di particolari e con foto all’altezza dei piatti preparati, perfette per aprirci un mondo variopinto e ricco di sorprese. Daltronde anche attraverso la cucina è possibile andare alla scoperta di una nuova dimensione, di usanze, di ingredienti e di paesaggi sconosciuti.

Foto courtesy of Thinkstock

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