Pesce azzurro, crolla il consumo in Italia 

di Fabiana 0

Gli italiani hanno smesso di acquistare e mandare pesce azzurro: è quanto emerge dai dati dell’associazione “SOS pesce italiano” in base all’elaborazione dei dati relativi al quadrimestre del 2019 dell’Ismea. 

Sembra che il consumo pro capite di pesce per gli italiani sia crollato: nel dettaglio si parla di crollo di acquisti di sgombro, triglie, alici, sarde, merluzzi, sogliole e orate. 

Ma perché? Gli italiani hanno smesso di mangiare pesce azzurro e pesce bianco a causa del loro cambiamento degli stili di vita. In pratica  gli italiani sono alla ricerca di un pescato più facile da pulire, da cucinare e senza lische, come polpi (+ 18,6%), vongole (+25,6%) e seppie (+10,6%).

Il pesce nella spesa degli italiani

Eppure gli italiani amano il pesce e nel 2018 gli italiani hanno speso 488 euro, all’incirca la stessa cifra di dieci anni fa, come conferma l’analisi della Coldiretti su dati Istat. 

Ma è valutare anche la variazione del tipo di pesce acquistato. 

Nel momento in cui viene ridotto il consumo del pesce azzurro, gli italiani tendono anche ad assimilare anche meno acidi grassi che proteggono il cuore, aiutano il metabolismo e contrastano l’invecchiamento. Una grave perdita dato che il pesce azzurro andrebbe mangiato almeno due volte a settimana. 

Come riconoscere il pesce fresco 

In ogni caso, esistono delle dritte per capire se il pesce sia effettivamente fresco. Ecco come orientarsi. 

Meglio acquistare il pesce direttamente dal produttore che ne garantisce la freschezza, verificando anche sul bancone l’etichetta che per legge dovrà esporre la zona di pesca;

Controllate anche che la carne abbia una consistenza soda ed elastica. Le branchie dovranno avere un colore rosso o rosato e siano umide, gli occhi non dovranno essere secchi o opachi e l’odore non deve essere forte o sgradevole. 

Attenzione quando acquistare i molluschi: il guscio deve essere chiuso e la testa dei gamberi non deve essere annerita;

Scegliete soprattutto pesci con testa e pinne.

photo credits | think stock

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