Aranciate, il succo passa dal 12% al 20%

di Fabiana Commenta

Stop alle aranciate senza arancia: da oggi entra in vigore il provvedimento che prevede la presenza di un quantitativo maggiore di frutta all’interno delle bibite innalzando dal 12% al 20% il contenuto di succo d’arancia delle bevande analcoliche prodotte in Italia e successivamente vendute con un nome che richiami lo stesso agrume.

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È la Coldiretti ad annunciare la piccola, grande rivoluzione con estremo entusiasmo in occasione dell’applicazione delle disposizioni contenute nella legge 161 del 30 ottobre 2014 che scattano il 6 marzo e che arrivano dopo i 12 mesi dal perfezionamento con esito positivo della procedura di notifica alla Commissione Europea del provvedimento in materia di bevande a base di succhi di frutta.

Una scelta, quella di innalzare il livello di arancia nelle bevande in vendita, arrivata per poter limitare l’obesità crescente e le malattie connesse (con l’intento di abbattete anche i relativi costi da un punto di vista sanitario), anche in Italia, ma anche per poter migliorare decisamente la qualità dell’alimentazione.

Le arance, anche sotto forma di succhi e in particolare di maxi spremute ,continuano ad essere tra gli agrumi più amati e più consumati d’Italia e da adesso in poi sarà possibile essere certi di consumare più frutta e meno zuccheri nelle aranciate confezionate.

Alla battaglia vinta sulla maggiore concentrazione di frutta nelle aranciate per essere denominate così, si associa anche la battaglia della Coldiretti per la trasparenza rendendo obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande con il chiaro obiettivo di poter spacciare prodotti importati da Paesi diversi come prodotti Made in Italy.

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