Subiaco in festa co Rajche, radici in comune

di Fabiana 0

Città dei monasteri, ma non solo: la città di Subiaco mostra le sue radici più profonde con Rajche, radici in comune, la tre giorni interamente dedicata alla cultura locale e dialettale tra poesie, stornelli e canti popolari: la festa si svolgerà presso la Rocca Abbaziale e fra i vicoli e le piazzette della suggestivo borgo laziale che ospita anche la chiesa di San Francesco del Trecento e quelle del settecento di Sant’Andrea e di Santa Maria della Valle.

A far da padroni alla rassegna saranno proprio le rajche, le radici in dialetto di Subiaco tutte da riscoprire e da difendere che saranno proposte fra musiche, artigianato e gastronomia. 

Si parte venerdì 25 agosto alle ore 21 in piazza Santa Maria della Valle, con la rappresentazione teatrale Na giornata de Santese, Médico 1949, scritta e diretta da Benedetto Bagnani mentre sabato 26, dalle 19 fino a tarda sera, occhi puntati sulla passeggiata gastronomica, l’evento più atteso della manifestazione.

Con sacca e calice e sulle note della tradizione agro pastorale locale, i visitatori  potranno gustare tantissime portate della cucina tipica del territorio che saranno realizzate al momento stesso utilizzando materie prime del posto e seguendo le antiche ricette delle nonne. Accanto ai piatti  a “chilometro zero” la Fondazione Italiana Sommelier- Bibenda proporrà anche una ricca selezione di vini da gustare nelle vecchie cantine del paese che saranno riaperte appositamente per l’occasione.

Il 27 agosto dalle 10.30 spazio ancora agli antichi strumenti della musica agro pastorale con la settima edizione di “Rajche: di legno, di canna, di pelle”, la mostra-mercato dedicata alla musica popolare e della liuteria tradizionale con artigiani e costruttori di zampogne, organetti, chitarre e tamburi, che metteranno in mostra i loro strumenti tradizionali.

E alla fine della giornata la rassegna si chiuderà con la “panarda“, una caratteristica cena all’aperto con un menù a base di piatti molto semplici che ricorda proprio i pasti del passato per concludersi con il “ballo della pantasema”.

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