Lo Spritz ha un ruolo fondamentale in questo periodo storico, in quanto il popolare cocktail sta letteralmente trainando l’export del Prosecco nel 2026. La straordinaria ascesa del Prosecco sui mercati internazionali, passato in due decenni da prodotto a diffusione prevalentemente locale a spumante più venduto al mondo, è stata a lungo attribuita alla versatilità del suo profilo sensoriale, alla convenienza del metodo di produzione e al contenuto alcolico moderato. Una recente ricerca accademica pubblicata sulla rivista Applied Economics ha tuttavia quantificato un fattore determinante finora mai isolato con precisione: il decisivo impatto mediatico e commerciale dello Spritz.

I dati sullo Spritz nel 2026 determinano tendenze di mercato molto chiare
Lo studio, firmato dai ricercatori Umberto Nizza, Diego Lubian e Angelo Zago, individua il punto di svolta nel 2011, anno in cui l’International Bartenders Association ha incluso ufficialmente lo Spritz nel proprio ricettario mondiale. Trattando tale decisione come un evento esogeno indipendente dai produttori di vino, la ricerca ha incrociato i dati di esportazione Eurostat con l’intensità delle ricerche su Google del termine Spritz in diversi Paesi.
L’analisi econometrica evidenzia come, a partire dal 2011, l’aumento dell’interesse globale per il cocktail sia direttamente proporzionale alla crescita del valore del Prosecco esportato. Tale spinta risulta talmente forte da compensare persino la naturale tendenza dei Paesi esteri a privilegiare la propria produzione vinicola interna.
La validità del modello è confermata dal confronto con lo spumante spagnolo Cava, diretto concorrente per fascia di prezzo: in quel caso, l’effetto di trascinamento dello Spritz è del tutto assente, a dimostrazione che la crescita non ha riguardato il comparto delle bollicine in modo generico. Inoltre, i dati mostrano che il solo turismo internazionale verso l’Italia non avrebbe prodotto i medesimi risultati senza la popolarità del drink, che ha reso il vino veneto facilmente identificabile e consumabile una volta rientrati nei Paesi d’origine.
L’indagine offre spunti che travalicano il singolo caso aziendale. Essa dimostra come la domanda globale di prodotti agroalimentari a denominazione d’origine possa essere guidata da infrastrutture simboliche, pratiche professionali e rituali di consumo codificati. In un contesto economico segnato da tensioni geopolitiche e barriere tariffarie, la collaborazione con associazioni di categoria ed enti di standardizzazione per valorizzare elementi culturali rappresenta una strategia promozionale a basso costo, pienamente conforme alle norme del commercio internazionale e capace di generare un valore economico concreto.
Insomma, lo Spritz sta avendo effetti collaterali positivi, in grado di fare la differenza sul mercato.