Il World Gin Day 2026 celebra la rinascita globale di un distillato che, ben prima di diventare il re della mixology moderna, affondava le proprie radici storiche in Italia. Le sue prime tracce risalgono infatti ai monasteri benedettini del Mezzogiorno e alla Scuola Medica Salernitana, dove nacque come elisir terapeutico per sfruttare le proprietà curative del ginepro.

Cosa sta emergendo dal World Gin Day 2026
Successivamente perfezionato nei Paesi Bassi a metà del Seicento e capillarmente diffuso nell’Inghilterra del Settecento, il gin ha vissuto la sua svolta moderna nel 1858 grazie al brevetto dell’acqua tonica di Erasmus Bond, dando vita al leggendario Gin Tonic. Oggi la cosiddetta ginnaissance ha generato innumerevoli etichette artigianali, un successo testimoniato dal Gin & Tonic Festival, che quest’anno festeggia il suo decimo compleanno con un tour itinerante in tutta Italia.
Per celebrare questa ricorrenza e inaugurare la stagione estiva, ecco cinque cocktail freschi e sofisticati, ideati partendo dalle ultime novità del settore. Il primo drink è un raffinato Sour a base di Gin Mare Capri, un’edizione speciale agrumata e salina creata per i dieci anni del brand, che racchiude l’aroma dei limoni capresi e del bergamotto siciliano. Per prepararlo si miscelano 50 ml di gin, 30 ml di succo di limone fresco, 25 ml di sciroppo d’arancia, due gocce di Orange Bitter e 20 ml di albume d’uovo pastorizzato.
Dopo una vigorosa shakerata, il cocktail si presenta nel bicchiere con una consistenza morbida e vellutata, ideale per l’aperitivo. Per chi cerca una proposta leggera e innovativa, lo Spritz con il nuovo Another Hendrick’s rappresenta la scelta perfetta. Il cocktail si costruisce direttamente in un calice da vino con ghiaccio, unendo 45 ml di gin, 45 ml di succo di mela, 45 ml di prosecco e 60 ml di soda.
Un cucchiaino di liquore alla ciliegia dona una delicata sfumatura rosata, mentre tre fette di cetriolo, una ciliegia e una scorza di limone completano la guarnizione. La terza proposta guarda alla Scozia selvaggia con una variante del Mojito basata sulla complessità di The Botanist Islay Dry Gin, distillato di culto ottenuto da 22 botaniche locali raccolte a mano. In un bicchiere alto si pestano 20 ml di succo di lime fresco, 10 ml di sciroppo di zucchero e 40 ml di gin.
Si riempie poi il bicchiere con ghiaccio tritato, abbondante menta fresca e si completa con un top di soda, mescolando delicatamente prima di servire. Il quarto drink reinterpreta il classico Clover Club in chiave esotica grazie ad Amuerte Light Blue, un’edizione limitata caratterizzata dalla presenza della cherimoya, un raro frutto tropicale. La ricetta prevede di shakerare 40 ml di gin, 10 ml di sciroppo di zucchero, 20 ml di sciroppo di fiori di sambuco, 30 ml di succo di limone, 30 ml di purea di lampone e 20 ml di succo di rabarbaro.
Il cocktail va servito in una coppa ben fredda e decorato con una scenografica nuvola di yogurt in polvere e zucchero a velo. Infine, The Reflection è il cocktail ufficiale della Biennale d’Arte di Venezia 2026, firmato da Mattia Cilia per il The St. Regis Venice. La base è l’italiano Olive Grove di Quattro Gatti, un gin umbro infuso con foglie d’ulivo e olio d’oliva che regala una profonda nota sapida. In un bicchiere alto colmo di ghiaccio si miscelano 45 ml di gin, 45 ml di sciroppo di ibisco e 90 ml di soda artigianale aromatizzata al limoncello, ananas ed erbe, per un perfetto connubio mediterraneo e tropicale.