Spopola “L’importanza di chiamarsi Ernesto“. Il panorama dei cocktail pronti da bere si arricchisce di una novità nata a Firenze e battezzata con il nome di Ernesto. L’idea è stata sviluppata da Coral Sisk, una sommelier e blogger gastronomica di origine statunitense che ha voluto giocare con la lingua inglese. Il nome scelto richiama infatti sia un affetto familiare sia la parola che indica la franchezza e la serietà, doti che rispecchiano le caratteristiche delle erbe utilizzate e l’approccio delle persone che hanno lavorato al progetto.

In cosa consiste “L’importanza di chiamarsi Ernesto”
La presentazione ufficiale del prodotto è avvenuta a Firenze durante un evento in cui la stessa creatrice ha inaugurato il consumo servendosi di una storica buchetta del vino. Dal punto di vista strutturale, Ernesto si propone come una rivisitazione leggera del celebre Negroni, con una gradazione alcolica di soli 13,5 gradi, circa la metà rispetto al classico drink fiorentino.
La ricetta prevede una miscela equilibrata di gin a bassa gradazione, bitter distillato analcolico e vermouth dolce, combinando circa trenta componenti botaniche tra cui spiccano l’arancio amaro, il cardamomo, il rabarbaro, l’artemisia e la radice di iris, oltre all’immancabile ginepro. L’ispirazione nasce dal profondo fascino che la cultura dell’aperitivo italiano ha esercitato su Coral Sisk fin dal suo arrivo nel nostro Paese, rappresentando un momento di socializzazione che non trova un reale corrispettivo negli Stati Uniti.
Il Negroni, in particolare, l’ha colpita per il contrasto tra note dolci e amare e per l’evoluzione storica delle erbe officinali, passate da rimedi curativi a ingredienti per il tempo libero. La genesi di questo cocktail affonda le radici nell’Ottocento con il Milano-Torino, composto da bitter e vermouth rosso, che in seguito divenne l’Americano grazie all’aggiunta di seltz. Intorno al 1920, il conte del Negroni chiese poi di sostituire la soda con il gin, dando vita alla bevanda attuale.
Il nuovo drink Ernesto si inserisce in un parallelo storico: se l’originale nacque in un’epoca complessa ma ricca di fermenti artistici, questa reinterpretazione moderna vede la luce in un momento internazionale altrettanto delicato, con l’auspicio di portare una nuova ondata di creatività. Per raggiungere il perfetto bilanciamento tra leggerezza e consistenza sono stati necessari numerosi esperimenti, arrivando a un risultato finale che può comunque essere rafforzato con l’aggiunta di ulteriore gin a seconda dei gusti.
Anche l’estetica gioca un ruolo fondamentale, grazie a un confezionamento dal gusto retrò che unisce modernità e tradizione. Disponibile in vari formati, la versione più piccola è pensata per essere trasportata con facilità ed essere consumata in occasioni informali all’aperto o in momenti di relax.