In quale direzione va il consumo di alcol nel 2026

Il consumo di alcol va sempre più verso gradazioni ridotte. In occasione del World Bartender Day, il panorama della mixology si mostra radicalmente trasformato. Se gli anni Novanta erano l’epoca degli eccessi cromatici e zuccherini, dai “quattro bianchi” all’angelo azzurro, il 2026 consacra un approccio basato su qualità, sostenibilità e moderazione.

consumo di alcol
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Le tendenze sul consumo di alcol

Non è solo un cambio di ricette, ma una ridefinizione culturale del “bere bene“. Sembra ormai piuttosto chiaro come il modo di bere sia cambiato con il passare del tempo, lasciando che la qualità prevalga su qualsiasi aspetto. In Italia, la tendenza no-low alcohol è ormai un pilastro economico. Il settore ha raggiunto un valore di 1,7 miliardi di euro (+10% rispetto al 2024), mentre i drink con gradazione tra 8° e 12° sono cresciuti del 35%.

La moderazione non è astinenza, ma scelta consapevole: il 68% delle donne, in particolare, predilige proposte eleganti e a bassa gradazione. Ingredienti come infusioni homemade, erbe aromatiche e frutta fresca non sono più decori, ma l’anima di un’esperienza personalizzata. Il consumo si sta spostando progressivamente verso la dimensione domestica, ma è fuori casa che emergono i fenomeni più interessanti. Uno di questi è lo zebra striping: l’alternanza sistematica di cocktail alcolici e analcolici nella stessa serata.

È un gesto identitario, specialmente tra i giovani, che unisce piacere e autocontrollo. Si ha intenzione di bere in maniera responsabile, senza perdere il controllo, ma provando quel brivido che un cocktail di qualità può garantire. Parallelamente, assistiamo a uno slittamento degli orari. Il 32% degli italiani preferisce uscire presto la sera, seguendo un trend europeo che vede il Regno Unito cenare mediamente alle 18:12.

A Milano si impone il soft clubbing: eventi domenicali dove cappuccino e brioche sostituiscono i drink notturni, integrando la socialità nel ritmo diurno. Sembrano ormai piuttosto lontane le serate che finivano all’alba. Nonostante la spinta verso la leggerezza, il mercato premia il “maximalismo” quando è sinonimo di valore.

Se il consumatore decide di spendere, esige un’esperienza multisensoriale e teatrale. In questo contesto, i cocktail hanno superato lo Champagne come bevanda celebrativa, con la Tequila a fare da traino globale grazie alle infinite reinterpretazioni del Margarita. In questo scenario, il bartender smette di essere un semplice esecutore tecnico per diventare un curatore dell’esperienza.

È un narratore sensoriale che interpreta i desideri di un pubblico attento ai profili aromatici puliti, botanici e naturali. Nel 2026, il lusso nel bicchiere non è più l’intensità alcolica, ma l’equilibrio e la coerenza del racconto. Risulta essere fondamentale che il bartender racconti ciò che sta creando, lasciando il cliente completamente assorto dalla storia del cocktail.