L’andamento del prezzo del latte può condizionare tutto il settore alimentare nel 2026

Occorre valutare più da vicino l’andamento del prezzo del latte, che a quanto pare può condizionare tutto il settore alimentare nel 2026. Il settore lattiero-caseario italiano si trova oggi a fare i conti con un risveglio brusco: l’illusione di una crescita infinita si è scontrata con il muro del calo dei consumi. Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, lo ha ammesso con pragmatismo all’Informatore Zootecnico: la discesa dei prezzi era attesa, ma nessuno immaginava un crollo così violento.

Il paradosso è classico: prezzi alti oltre i 60 centesimi hanno spinto gli allevatori a mungere più che mai, proprio mentre le famiglie, strozzate dall’inflazione, iniziavano a svuotare meno il reparto frigo.

prezzo del latte
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La tregua armata del Ministero sul prezzo del latte

Per arginare l’emorragia, il Ministero dell’Agricoltura ha mediato un accordo “ponte” per il primo trimestre del 2026. L’intesa prevede un decalage controllato: 54 centesimi a gennaio, 53 a febbraio e 52 a marzo. Si tratta però di un impegno morale, non di un obbligo di legge. Sebbene molte industrie abbiano ritirato le disdette contrattuali, la paura resta palpabile. Gli allevatori guardano con terrore alla scadenza di marzo, temendo che il prezzo del “latte spot” (quello fuori contratto, oggi ai minimi storici) trascini a fondo i nuovi accordi annuali.

Le vacche non hanno un interruttore e questo per forza di cose influenza l’andamento del prezzo del latte. Il cuore del problema risiede nello scontro tra i tempi della finanza e quelli della biologia. Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia, definisce il mercato “schizofrenico”, denunciando l’applicazione di logiche da speculazione borsistica a una filiera fatta di esseri viventi. «Non puoi spegnere una vacca con un pulsante», ricorda Lasagna, sottolineando come gli investimenti in stalla richiedano anni per essere ammortizzati, mentre il prezzo può crollare in pochi giorni.

Tra dazi e quote, occorre dunque la ricerca di una soluzione per sbloccare il prezzo del latte, visto che la crisi colpisce tutto il mercato alimentare. In questo scenario, le strategie di sopravvivenza variano sul territorio:

In Veneto, le cooperative padovane chiedono formalmente ai soci di tagliare la produzione per limitare l’eccesso di offerta. In Piemonte, le associazioni di categoria invocano il blocco delle importazioni dall’estero per dare priorità al prodotto nazionale.

La soluzione a lungo termine, invocata sia dai vertici di Granarolo che dai rappresentanti degli agricoltori, sembra essere una sola: una pianificazione rigida. Serve un patto di filiera che stabilisca con largo anticipo i volumi necessari, proteggendo il settore dalle oscillazioni selvagge ed evitando che migliaia di litri di latte finiscano ancora, inutilmente, negli scarichi delle stalle pavesi.