Aringa all’arancia: una storia d’amore tra il Baltico e la Sicilia

di Mari Gi 0

L’aringa è uno dei pesci più comuni nel Nord Europa dalle benefiche proprietà nutritive, essa è infatti ricca di vitamina A e D e di Sali minerali quali potassio, calcio e fosforo. L’aringa inoltre conserva un elevato contenuto proteico che le conferisce la capacità di rappresentare un energico pasto, pur mantenendo un basso tenore di grassi, per lo più insaturi, ovvero quei grassi che volgarmente definiamo “buoni”.

Forse non tutti conoscono il brillante passato che ha distinto la vita di questo pesce, giunto addirittura a condizionare la vita economica delle popolazioni del Nord Europa durante il Medioevo. Tutto ciò grazie al fatto che esso costituiva un elemento essenziale nell’alimentazione delle medesime popolazioni. L’aringa divenne al fine l’unità base per stabilire e misurare i prezzi dei beni, una moneta accettata per il pagamento di alcune imposte e persino uno strumento finanziario utilizzato per pattuire le contropartite di importanti contratti. Le città di Brema, Amburgo e Lubecca ( denominate ancora oggi città “ Anseatiche”) nel 1200, per tutelarsi dalla concorrenza dei pescatori danesi, diedero vita ad un alleanza attraverso il patto della “Lega Anseatica”.

Questa interessante storia, tuttavia non spiega come questo pesce sia giunto sino alle coste orientali della Sicilia (qualcuno dice per mezzo degli Arabi) arrivando a permeare nei costumi della medesima popolazione, sino a giungere alla creazione di ricette tradizionali che gli conferiscono un sapore tutto meridionale,ciò grazie ad originali abbinamenti con ingredienti tipici dell’isola italiana. Consiglio questa ricetta soprattutto a chi non ama l’aringa in quanto dal sapore troppo salato, l’agrume siciliano per eccellenza infatti, con il suo sapore zuccherino, opera una gradevole compensazione e le conferisce un’originale sapore.

Ingredienti (per 4 persone):

2 aringhe affumicata di medie dimensioni

4 grosse arance

3 cipollotti freschi

½ litro di latte

Olio q.b.

Le aringhe vanno preparate qualche ora prima (meglio se la sera precedente) mettendole a bagno prima in abbondante acqua e dopo nel latte, per circa un’oretta. Potrete così smorzarne l’intenso sapore salato. Ponetele quindi su di un tagliare ed eliminate la testa, la lisca centrale e la pelle. Sfilettate il pesce e tagliuzzate in brandelli di piccole dimensioni.
Sbucciate le arance, tagliatele a spicchi e spezzettate ogni spicchio in piccole parti. Pulite i cipolotti ed affettateli, avendo cura di eliminare l’estremità troppo verde, perché poco saporita: versate il tutto in un’insalatiera.
Unite i brandelli di aringa alle arance e irrorate con abbondante olio d’oliva, servite il piatto freddo…e mi raccomando: non salate!

A tutti i tradizionalisti che adorano l’aringa nella versione più naturale, propongo un semplice procedimento per ottenere la classica sott’olio: mettete a bagno il pesce per qualche ora, dopo procedete eliminando la testa, le lische dal dorso del pesce e la pelle. Riempite un vasetto di vetro con olio d’oliva, mezzo bicchiere di aceto ed uno spicchio d’aglio. Tagliate l’aringa per intero in parti di non più di due centimetri e immergeteli nel contenitore con l’olio. Lasciate in infusione almeno per qualche ora (sono più saporite se le preparate il giorno prima) e servite a temperatura ambiente.

Sott’olio o con l’arancia, l’aringa è sempre squisita e nutriente. Può rappresentare sia un robusto antipasto, che un leggero secondo, oppure un piccolo sfizio da aggiungere alle vostre portate dei pasti di questo periodo post natalizio.

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