Inizia ad essere un trend interessante quello del cioccolato senza cacao ad inizio 2026. Il mercato dolciario sta assistendo alla nascita di una nuova categoria alimentare: il cioccolato senza cacao. Spinte da una crisi di approvvigionamento senza precedenti, diverse start-up stanno sviluppando alternative tecnologiche per garantire la resilienza di un settore che, nei prossimi decenni, rischia di non poter più contare sulla produzione agricola tradizionale.

Le tecnologie del “nuovo cioccolato senza cacao”
Le strategie per replicare l’esperienza sensoriale del cacao seguono percorsi bio-tecnologici differenti:
Fermentazione vegetale. Aziende come la londinese Win Win utilizzano cereali come riso e orzo, sottoponendoli a processi di fermentazione per mimare il bouquet aromatico del cioccolato. Nukoko, invece, punta sulle fave, sfruttando la domanda già esistente causata dal deficit di offerta globale.
Agricoltura cellulare. Realtà come Celleste Bio e Kokomodo lavorano in laboratorio. Utilizzando bioreattori, coltivano cellule di cacao per produrre burro e polvere “bio-identici” a quelli naturali, eliminando la necessità di piantagioni e il relativo impatto ambientale.
Ostacoli normativi e barriere di mercato
Nonostante l’entusiasmo degli investitori, la strada verso il consumo di massa è impervia. La principale barriera è rappresentata dalla regolamentazione europea sui “Novel Foods”, che impone iter autorizzativi lunghi e rigorosi prima della commercializzazione. Inoltre, sussiste il problema dei costi: attualmente, il cioccolato sintetico o alternativo è posizionato nella fascia premium. Sebbene i produttori prevedano un calo dei prezzi con l’aumento della scala industriale, la sfida resta convincere il consumatore che il gusto sia indistinguibile dall’originale, facendo leva sulla sostenibilità ambientale ed economica.
L’impatto socio-economico sulla filiera
La transizione verso un cioccolato “lab-grown” o vegetale solleva gravi interrogativi etici. Un abbandono repentino del cacao tradizionale avrebbe effetti catastrofici sui coltivatori dei paesi in via di sviluppo (come Ghana e Costa d’Avorio). Senza il reddito derivante dal cacao, milioni di famiglie perderebbero l’accesso a beni primari come cibo, istruzione e sanità.
Il rischio concreto è la creazione di un mercato a due velocità: da un lato, un prodotto sintetico e accessibile per la massa; dall’altro, il “vero” cioccolato che, a causa della scarsità, diventerebbe un bene di lusso riservato a un’élite. Il futuro del settore richiede quindi un equilibrio delicato: innovare per sopravvivere alla crisi climatica, senza però smantellare l’unica fonte di sussistenza per milioni di agricoltori.
Staremo a vedere in quale direzione andremo a proposito del trend riguardante il cioccolato senza cacao, considerand le notizie raccolte fino a questo momento nel suddetto mercato.