Un recente servizio della trasmissione Le Iene, curato dall’inviato Matteo Viviani, ha acceso i riflettori su una pratica scorretta che sta interessando il mondo della ristorazione italiana: la somministrazione di “finti” Aperol Spritz. L’inchiesta, intitolata “Cibi economici venduti come pregiati, ecco come accorgersene”, ha svelato come diversi locali servano drink presentandoli come originali, pur utilizzando in realtà aperitivi generici o sottomarche di qualità inferiore.

Occhio ai finti Aperol Spritz
Secondo quanto emerso, il fenomeno si concentra soprattutto nelle zone ad alta densità turistica. In questi contesti, la domanda massiccia di spritz spinge alcuni esercenti a sostituire l’Aperol con prodotti meno costosi, mantenendo però il prezzo di vendita invariato. Questa scelta non solo trae in inganno il consumatore, che paga per un marchio specifico senza riceverlo, ma permette ai gestori di abbattere i costi di produzione a scapito della trasparenza e della qualità organolettica del cocktail.
Il tema non è passato inosservato ai vertici di Campari Group, che ha recentemente lanciato la campagna “Aperol, l’Originale”. L’obiettivo del brand è duplice: da un lato, ribadire l’unicità della propria ricetta; dall’altro, proteggere l’identità di un aperitivo che è diventato un simbolo globale del lifestyle italiano. Utilizzare l’Aperol autentico non è solo una scelta di gusto, ma un atto di rispetto verso una tradizione codificata che prevede l’incontro preciso tra il celebre liquore arancione, il Prosecco e la soda.
L’inchiesta di Viviani solleva una questione etica fondamentale per il settore della mixology. Per i professionisti del beverage, la fedeltà alle ricette originali e la dichiarazione onesta degli ingredienti sono pilastri imprescindibili per mantenere il rapporto di fiducia con il cliente. La tutela dei marchi storici è, di fatto, anche una tutela per il consumatore.
Se si viene ingannati con ingredienti non originali o di qualità inferiore, ecco che l’arte della mixology perde la sua autenticità. Il problema è che questa tendenza di ricorrere a prodotti non eccelsi, soprattutto quanto concerne lo Spritz, si sta diffondendo in maniera rapida e su larga scala. L’inchiesta de Le Iene deve essere da monito per “svegliare” i clienti sulla questione e pretendere la qualità che pagano.
Per non cadere in errore, è utile ricordare la ricetta ufficiale basata sulla proporzione 3-2-1: 3 parti di Prosecco; 2 parti di Aperol (l’unico a garantire quel particolare equilibrio dolce-amaro); 1 parte di soda o acqua frizzante. Il tutto va servito in un calice colmo di ghiaccio e guarnito con una fetta d’arancia fresca. Riconoscere l’autenticità del drink è il primo passo per pretendere un servizio onesto e di qualità.