Pistacchio (Pistacia vera)

Pistacchio (Pistacia vera)

Inglese: pistachio; Francese: pistache; Spagnolo: pistacho; Tedesco: pistazie.

Caratteristiche generali

Il pistacchio è il seme dell’omonima pianta, appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae.

La pianta ha fusto corto, alto fino a 6 metri, chioma particolarmente folta e può essere molto longeva. Il frutto appare ogni due anni, ed è una drupa costituita da un mallo al cui interno è ospitato il seme, di colore verde, avviluppato in una pellicola viola.

Stagione e diffusione

La pianta di pistacchio predilige climi soleggiati e caldi. Oltre all’Italia lo si coltiva principalmente in Iran, California e Turchia.

Varietà

Una delle varietà più note di pistacchio è il cosiddetto pistacchio di Bronte, che cresce nel territorio di questo piccolo borgo abbarbicato sulle falde dell’Etna. La varietà si può fregiare della Denominazione di Origine Protetta (DOP), ed è nota anche come “Oro verde”.

Proprietà nutritive e calorie

I semi del pistacchio hanno alto valore nutritivo. Sono privi di colesterolo e ricchi di grassi insaturi.

100 g di pistacchi contengono (608 Kcal):

  • 18 g di proteine;
  • 8,1 g di carboidrati;
  • 56 g di grassi;

Coltivazione

La coltivazione del pistacchio non è molto agevole, richiedendo spesso terreni accidentati ed essendo la fruttificazione biennale. La pianta fruttifica per la prima volta soltanto dopo diversi anni.

La raccolta avviene, solitamente a mano, intorno al mese di Settembre.

Principali impieghi in cucina

I pistacchi si consumano prevalentemente sgusciati, tostati o salati, come tutta la frutta secca.

Trovano tuttavia grande impiego in pasticceria o in salumeria, per aromatizzare minestre, selvaggina, creme, dolci o per farne ottimi gelati.

Tra gli usi più comuni, quello di inserire i pistacchi nell’impasto della mortadella.

Note e curiosità

Il nome della pianta deriva probabilmente dal persiano pesteh, cui si richiamerà successivamente il greco pistàkion.

Gli antichi ne apprezzavano ampiamente le virtù medicinali e le proprietà afrodisiache, come testimoniano le citazioni del frutto nell’Antico Testamento.

Importato una prima volta in Italia dai Romani, fu una seconda volta portato dagli Arabi attorno al X secolo dopo la conquista della Sicilia ai danni dei Bizantini.

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