Fico d’India (Opuntia ficus indica)

Fico d’India (Opuntia ficus indica)

Francese: figue de barbarie; Inglese: tuna, Spagnolo: tuna; Tedesco: kaktusfeigen.

Caratteristiche generali

Il fico d’india è il frutto dell’omonimo arbusto (talvolta simile ad un piccolo albero), appartenente alla famiglia delle Cactaceae.

Si presenta alto sino a 3 metri e costituito da cladodi, ovvero rami dalla forma di grosse pale ricoperte di piccole spine irritanti  e più rade grosse spine.

Le vecchie piante presentano la parte terminale lignificata, che assume dunque le sembianze di un tronco.

Le foglie sono piccolissime e collocate sulle areole, in superficie alle pale, i fiori spuntano invece all’apice degli ultimi cladodi, ed hanno quasi sempre colore giallo.

Il frutto edule è una bacca carnosa che somiglia in superficie ai cladodi, essendo ricoperto di spine irritanti, ha colore rossastro o giallo e polpa variamente colorata.

Varietà esistenti

In Italia abbiamo 3 varietà principali di fico d’India, contraddistinte dal colore della buccia (cui corrisponde quello della polpa): la Gialla, la Rossa e la Bianca.

Diffusione

Originario dell’America tropicale, in Italia il fico d’India si coltiva prevalentemente in zone con un clima caldo, dov’è oramai naturalizzato, in particolare la Sicilia.

E’ stato introdotto in Europa dalle prime spedizioni di Cristoforo Colombo.

Proprietà

100g di fichi d’india, per 41 Kcal contengono:

  • 87,55 g di acqua;
  • 0,7 g di proteine;
  • 0,5 g di grassi;
  • 9,6 g di carboidrati;

Il frutto è inoltre ricco di Vitamina C e minerali, in particolare calcio e fosforo.

Conservazione

I fichi d’India si conservano in frigorifero. Si consiglia di consumare il frutto entro massimo 2 giorni dall’acquisto.

Principali impieghi in cucina

Gustoso consumato fresco, stando attenti a non pungersi durante la sbucciatura, il frutto del ficus indica può essere utilizzato anche per farne gelatine, marmellate, dolcificanti, o spremute e liquori.

Si usa mangiare in taluni paesi anche le pale, o cladodi, freschi, canditi o in salamoia.

Note e curiosità

Il fico d’India è originario del Messico. Tra gli Aztechi era una pianta sacra, come testimonia il Codice Mendoza. Sul codice notiamo rappresentati infatti numerosissimi tralci di fico. La pianta era lì conosciuta come nopalli e diede il nome alla capitale azteca, Tenochtitlán, nota per l’abbondanza di questa varietà di cactus.

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