Aneto (Anethum graveolens)

Aneto (Anethum graveolens)

Inglese: dill; Francese: aneth; Spagnolo: eneldo; Tedesco: dill.

Caratteristiche generali

L’aneto è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Apiaceae. Dal fusto eretto e striato, può raggiungere il metro d’altezza. I fiori hanno colore giallo verdastro e si concentrano in ombrelle. Le foglie sono tripennatosette, più piccole quando superiori. Tutta la pianta emana un caratteristico odore (il latino graveolens fa appunto riferimento al forte odore). I frutti sono acheni addossati.

Stagione e diffusione

L’aneto è originario dell’India, ma è coltivato anche nel nostro Paese. In alcune regioni da tempo cresce in natura, prediligendo l’esposizione al sole e la media montagna.

Proprietà

L’aneto ha proprietà aromatiche, antispastiche, antinfiammatorie, diuretiche, carminative, digestive. I frutti e le sommità possono essere utilizzate per farne infusi digestivi, infusi contro le mucose orali o per stimolare la secrezione lattea.

L’aroma caratteristico della pianta oscilla tra il finocchio, l’anice, la menta e il cumino.

Raccolta e Conservazione

La raccolta delle sommità fiorite avviene in agosto, con i frutti non del tutto maturi. I frutti si prelevano circa un mese più tardi, prima della loro caduta spontanea.

Fiori e frutti si conservano in dei vasi di vetro, dopo essere stati opportunamente essiccati.

Principali impieghi in cucina

Si ricorre all’aneto, in cucina, per insaporire numerose pietanze. Le foglie essiccate o tritate possono entrare in insalate, minestre, piatti di pesce, con il formaggio o le uova, nelle salse o addirittura in pasticceria.

I semi entrano invece in infusi, liquori (digestivi) o confetture.

Molto particolare l’aceto di aneto, ottenuto dalla macerazione dei semi.

Segnaliamo il cha ca, un caratteristico piatto vietnamita realizzato con pesce, aneto, curcuma ed altre spezie.

Note e curiosità

Già utilizzata da Ebrei ed Egizi, che la sfruttavano per le sue proprietà calmanti, la pianta è menzionata nel Vangelo secondo Matteo, in un’invettiva di Gesù contro i farisei.

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